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Sussidiarietà e giovani in Albania

Si è tenuta giovedi 20 settembre a Tirana presso il  COD – Center for Openness and Dialogue, nell’ufficio del Primo Ministro, Edi Rama, la presentazione del Rapporto sulla sussidiarietà 2017/2018 “Sussidiarietà e… giovani al Sud “, presentato dal Prof. Giorgio Vittadini.

L’incontro organizzato dalla società di consulenza aziendale Italian Network in collaborazione con Confindustria Albania, ha visto la partecipazione e le relazione di numerose personalità della politica, del mondo accademico e dell’imprenditoria:

Alberto Cutillo, Ambasciatore d’Italia in Albania
Arbjan Mazniku, Vice Sindaco di Tirana
Shpati Kolgega, Vice Ministro dell’Istruzione e dello Sport
Claudio Michelacci, Vice Presidente Confindustria Albania
Domenico Viola, Docente di Statistica, Università degli Studi di Bari Aldo Moro
Sabrina Spallini Docente di Economia aziendale, Università degli Studi di Bari Aldo Moro
Elton Haxhi, Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze
Dajna Sorensen, Vice Ministro dell’Economia – Responsabile del settore occupazione, istruzione e formazione professionale
Roberto Laera, Amministratore “Italian Network”
Aldo Berlinguer, Docente di Diritto Comparato, Università di Cagliari e Coordinatore ZES Puglia-Basilicata
Giorgio Vittadini, Presidente Fondazione per la Sussidiarietà

Di seguito l’intervento dell’Amministratore di Italian Network, Roberto LAERA

“Dalla nostra esperienza sul campo e da nostre statistiche, raccolta tramite la nostra divisione di HR Management “JOB in ALBANIA”, risulta cronico il problema di una domanda molto superiore all’offerta, specialmente nella fascia di lavoratori più giovani e in quella dei lavoratori non qualificati. Problematica, questa, che in un certo senso allinea l’Albania ai trend dei Paesi europei dell’area mediterranea.

Si arriva, pertanto, a casi limite in cui, per una sola posizione da segretario/a si candidino in 70 persone. Il divario offerta-domanda cala in maniera consistente all’aumentare del grado di qualifica richiesto dalla particolare posizione di lavoro. Per cui, risulta evidente che una buona preparazione di studi o di precedenti lavori qualificati acceleri l’ingresso o la stabilizzazione nel mondo del lavoro albanese.

Ma si arriva anche al problema inverso, cioè che per impieghi estremamente qualificati non si riesca a trovare la manodopera corrispondente. Il 2017, è risultato ulteriormente cristallizzato nelle divisioni di 3 categorie principali di posizioni lavorative, ognuna con le sue peculiarità.

Nella prima categoria rientrano le posizioni di tipo direttivo

Nella seconda categoria rientrano gli specialisti qualificati di settore

Nella terza categoria rientrano i lavoratori non qualificati o quelli che hanno il minimo requisito di qualifica richiesto dalla professione che svolgono.

Questa è la parte del mercato del lavoro albanese che soffre ancora di una certa forma di immobilismo e viziata da forme contorte di valutazione.

Si va dal lavoro che “si fa solo per bisogno, quindi basta che si porti il pane a casa”, al lavoro che è “uno scambio reciproco di occupazione (io faccio lavorare te se tu mi fai lavorare, così mangiamo in due)”, discorso ancora molto frequente nelle piccole aziende a conduzione familiare o che coinvolgono, comunque, la propria cerchia stretta di conoscenze.

Il risultato è un lavoro pagato poco, con uno stipendio generalmente negoziato al ribasso, che non aumenta annualmente e, in generale, molto svalutato anche per quella che è la mancata dignità che un buon lavoro porta al lavoratore.

Il 2017 ha confermato la preferenza per il datore di lavoro straniero rispetto a quello locale, preferenza rimarcata praticamente in qualsiasi settore lavorativo.

Un altro dato importante è che il datore di lavoro che ne avesse bisogno sarebbe disposto a pagare tra il 20 e il 30% in più pur di avere un ottimo specialista, mentre per i lavoratori generici, il compenso rimane invariato, con paghe che si aggirano tra i 30.000-40.000 lekë netti (da 225 a 300 euro).

Da ciò l’esigenza di creare scuole di formazione professionale qualificata e specializzazione. Anche il direttore esecutivo della Banca Mondiale per l’Albania, Patrizio Pagano, nella sua visita di martedì scorso si è soffermato su questioni relative all’impatto della tecnologia e del capitale umano nell’incrementare la crescita della produttività. Una scarsa produttività è vista come una delle principali debolezze strutturali dell’economia albanese e un fattore che la rende meno competitiva rispetto ai paesi della regione e oltre.

Le istituzioni specializzate hanno ripetutamente sottolineato la necessità di aumentare la produttività del lavoro. In questo le multinazionali rappresentano un importante indotto di “best practice” che si trasferisce gradualmente a tutto il sistema produttivo; basti pensare che, in media, in Albania la produttività del lavoro è del 50% più alta nelle imprese a capitale estero che nelle imprese nazionali. Ma, soprattutto, la presenza delle imprese straniere sul territorio rafforza lo sviluppo di competenze locali proiettandole sul mercato globale (“Global supply chain”).

Attrarre gli investimenti esteri è importante: perché questi favoriscono gli attori economici locali, portando risorse preziose che automaticamente aumentano il ciclo virtuoso delle imprese nazionali.

Al fine di favorire la crescita economica e la creazione di occupazione, molti Paesi hanno sperimentato la creazione di “zone di vantaggio” per l’insediamento di nuove imprese:

Le Zone Economiche Speciali (ZES)

aree geografiche nell’ambito delle quali un’Autorità governativa offre incentivi a beneficio delle aziende che vi operano, attraverso strumenti e agevolazioni.
Le Zone Economiche Speciali, presenti principalmente in paesi in via di sviluppo hanno
come obiettivo fondamentale l’aumento della competitività delle imprese insediate,
l’attrazione di investimenti diretti, soprattutto da parte di soggetti stranieri, l’incremento
delle esportazioni, la creazione di nuovi posti di lavoro e il più generale rafforzamento del
tessuto produttivo, attraverso stimoli alla crescita industriale e all’innovazione.

Parchi Tecnologici che promuovano la cultura dell’innovazione e la competitività delle imprese associate e delle altre istituzioni coinvolte,  stimolano e gestiscono i flussi di conoscenza tra università, centri di ricerca, aziende e
mercati, facilitando la creazione e la crescita di imprese innovative attraverso
processi di incubazione e supporto agli spin-off, oltre alla fornitura di altri servizi ad
elevato valore aggiunto.

Un Distretto per l’innovazione sviluppato nella città di Tirana, potrebbe essere definito come un ecosistema di innovazione top-down costruito in base a modelli multidimensionali di innovazione tesi a rafforzare la
competitività dell’ area cittadina.

Tutto ciò, tenendo conto delle caratteristiche economiche, della bassa pressione fiscale albanese, della flessibilità dei contratti di lavoro, potrebbe costituire una valida premessa perché i modelli di attrazione degli investimenti, già messi in pratica da altri Paesi, possano favorire lo sviluppo economico, tecnologico e culturale della Repubblica d’Albania e quindi dare risposta a quei giovani che hanno come unico obiettivo l’emigrazione verso paesi del nord Europa o degli Stati Uniti.

 

Per informazioni e consulenze gratuite su investimenti, internazionalizzazioni, delocalizzazioni, contabilità, tassazione, diritto del lavoro, ricerca, selezione e formazione delle risorse umane, non esitate a contattarci:

info@italian-network.net

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Skype: italian.network
https://www.italian-network.net
https://albaniainvestimenti.com/

 

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