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ITALIA ALBANIA – INVESTIMENTI – PARTNERSHIP – OPPORTUNITÀ DI BUSINESS
aggiornamento: Giugno 2019

progetto investimento albania

CENNI SUGLI INVESTIMENTI ITALIANI IN ALBANIA

All’inizio era la meta solo dei grandi imprenditori italiani che, alla ricerca di manodopera a basso costo, delocalizzavano la loro attività senza troppi scrupoli. Ora l’Albania è la meta per lavoratori e piccoli imprenditori in crisi, in cerca di fortuna oltre Adriatico.

Il vantaggio principale che l’Albania offre è la vicinanza geografica, ma soprattutto la conoscenza della lingua. Inoltre, c’è una burocrazia più snella e una pressione fiscale intorno al 15%. In Albania con 250 euro si trova un buon alloggio, costa meno fare la spesa e costano meno i servizi. Per questo sempre più italiani la scelgono come meta per ricominciare da capo. Professionisti di varia natura hanno trovato una piccola rinascita spesso dopo aver fallito in patria.

16mila, dei 19mila italiani presenti in Albania, sarebbero lavoratori con un contratto da dipendenti, a cui si accostano altre tipologie di professionisti, che con un sistema fiscale favorevole ed un costo della vita almeno cinque volte più basso rispetto all’Italia, riescono a vivere anche con meno di 900 euro al mese.

Sono prevalentemente uomini, di età compresa tra i 25 e i 50 anni, arrivano soprattutto dal nord Italia, molti sono avvocati, medici e architetti.

Come riporta Repubblica, tanti italiani scelgono di trasferirsi in Albania anche per lavorare in un call center. E in questo settore davvero il lavoro non manca, viste le tante aziende che hanno deciso di portare proprio lì i loro servizi.

Secondo gli ultimi dati della Camera di commercio italo–albanese, per molti l’Albania resta un approdo goloso: nel solo 2016, 2-3 aziende al mese si sono stabilite nel Paese, dove un operaio costa 300 euro al mese contributi compresi e dove nuovi comparti dell’economia si vanno aprendo, come quello del turismo.

A fronte di un mercato interno ancora debole, il Fmi ha previsto una crescita del PIl, nei prossimi mesi, di oltre il 2%. Non vi è dubbio che questo parametro non basti da solo a valutare lo stato di salute di un paese; ma può comunque indicare un profondo cambiamento di rotta. La cosa che colpisce di più è la burocrazia snella che, sorprendentemente, si trova in Albania: qui un’impresa si può aprire in un giorno e senza neanche troppi lacci e laccetti.

L’ Italia è il principale partner commerciale dell’Albania, che ha destinato al paese il 51 per cento delle sue esportazioni tra il 2012 e il 2016. Il dato emerge da un rapporto dell’Istituto statistiche nazionale, secondo cui dopo l’Italia Tirana ha esportato soprattutto in Kosovo (7,5 per cento), Spagna (6,8 per cento) e Grecia (3,9 per cento). L’Italia, prosegue il rapporto, è anche il principale paese di provenienza delle importazioni verso l’Albania. Dall’Italia arriva il 30,8 per cento dei beni importati. Seguono Grecia (8,7 per cento), Cina (7,5 per cento), Turchia (7 per cento). Nei cinque anni oggetto di studio, inoltre, l’Albania ha destinato all’Unione europea il 76,6 per cento delle sue esportazioni, mentre ai paesi inclusi nell’accordo centroeuropeo di libero scambio (Fyrom, Serbia, Kosovo, Bosnia, Montenegro, Albania e Moldavia) è andato solo il 12,4 per cento dei beni esportati.

L’interscambio commerciale dell’Albania con l’Italia ha registrato a maggio una crescita di oltre l’8 per cento su base annua. Il volume dell’interscambio è ammontato a 29,8 miliardi di lek (pari a 221,8 milioni di euro), ovvero 17,1 milioni di euro in più rispetto allo stesso periodo del 2016. In crescita sia le esportazioni che le importazioni. Il Made in Albania finito sul mercato italiano è ammontato a 12,9 miliardi di lek (circa 96 milioni di euro), con una crescita del 9,7 per cento. In crescita del 7,3 per cento il volume delle importazioni, pari invece a 16,9 miliardi di lek (125,8 milioni di euro). L’interscambio con l’Italia rappresenta il 37,7 per cento dell’intero volume degli affari commerciali dell’Albania con l’estero. Al secondo posto si trova la Grecia, con il 6,8 per cento, seguita dalla Turchia con il 6,7 per cento e la Cina con il 6,3 per cento.

Nell’ultimo decennio l’Albania ha avviato una serie di riforme politiche ed economiche volte a trasformare un’economia pianificata e centralizzata in un’economia aperta e di mercato.

Tali riforme hanno puntato principalmente alla privatizzazione dei vari settori economici, all’approvazione di riforme sociali ed alla promozione degli investimenti stranieri.

La vicinanza geografica, le affinità culturali e la vasta conoscenza della lingua italiana, così come gli intensi rapporti politici, hanno fatto si che l’Italia diventasse il primo partner commerciale dell’Albania.

L’Italia si colloca, inoltre, in cima alla classifica per numero di imprese con capitale partecipato (oltre 1400 le aziende italiane e joint venture italo-albanesi sinora censite).

Gli investimenti italiani si sono concentrati, sino a qualche anno fa, principalmente nella parte occidentale del paese, lungo la costa adriatica. Si è trattato di interventi di piccole-medie imprese che operano per il 35% nel settore edile, per il 21% nel settore tessile e calzaturiero (produzione “a façon”), per il 16% nel commercio e servizi, per l’8% nell’industria agro-alimentare.

Accanto a questi settori di investimento tradizionali, delle piccole imprese italiane già presenti nel Paese, attualmente si stanno affacciando su questo mercato gruppi industriali, di grandi e medie dimensioni, attratti dalle prospettive che si dischiudono nei settori dell’energia e delle infrastrutture e dalla naturale vocazione dell’Albania quale piattaforma produttiva di beni e servizi offerti dalle nostre aziende, qui localizzate, al vasto mercato balcanico e dell’Europa Orientale.

Esistono, allo stato attuale, numerosi progetti già in corso di realizzazione, o di prossimo avvio, nel settore strategico dell’energia (in primo luogo idroelettrica e eolica, ma anche nel campo delle energie rinnovabili e del gas) che vedono coinvolte importanti realtà imprenditoriali italiane ed il cui valore complessivo si aggira intorno ai 5 miliardi di Euro.

Rilevante è, inoltre, la presenza nel Paese di due grandi gruppi bancari italiani, (Intesa San Paolo e il Gruppo Veneto Banca) che fungono da polmone finanziario per gli operatori italiani che si affacciano su questo mercato.

Interessante sviluppo sta avendo, inoltre, la delocalizzazione dei servizi attraverso, ad esempio, le presenze di alcuni gruppi italiani che hanno realizzato call-centers in loco.

ANALISI PER SETTORE

Edilizia

Il settore edile e quello dell’industria faranno da traino per la crescita economica in Albania nel 2017: lo rivela un’analisi della situazione dell’economia realizzata dal ministero delle Finanze albanese. Secondo le stime, il settore edile dovrebbe crescere ad un tasso del 9,6 Gli investimenti infatti, secondo la valutazione del ministero delle Finanze di Tirana dovrebbero crescere del 8,4 per cento, “mentre il consumo dovrebbe proseguire la propria tendenza positiva riflettendo la fiducia migliorata dei consumatori”, si legge nel documento.

Mentre in tutta l’Albania il numero dei permessi edili nel primo trimestre del 2017 ha registrato un calo del 4,3 per cento su base annua, a Tirana invece si è verificata una forte crescita, con 43 permessi da solo 18 rilasciati nello stesso periodo dello scorso anno: lo rivelano i dati dell’Istituto albanese delle statistiche. Il loro valore di vendita ammonterebbe a 120 milioni di euro, calcolando il fatto che nel momento dell’ottenimento del permesso le imprese dovrebbero pagare al comune una tassa pari all’8 per cento del valore della vendita. Infatti secondo il ministero delle Finanze, il comune di Tirana ha incassato circa 10 milioni di euro solo da questa tassa. In tutta l’Albania, il 75 per cento delle costruzioni sono abitazioni mentre il resto edifici industriali ed uffici.

I prezzi di vendita di abitazioni in Albania hanno registrato un forte rincaro nel 2016, salendo mediamente del 12,8 per cento, il più forte incremento registrato negli ultimi 5 anni: lo rivela uno studio realizzato dalla Banca centrale d’Albania. I prezzi sono saliti del 4,6 per cento rispetto al 2015. Attualmente un metro quadro a Tirana oscilla da 400 euro in periferia, fino a 2.500-3.000 euro nella zona centrale. La domanda per l’acquisto delle abitazioni era scesa sensibilmente dopo il 2009, quando nel paese si fecero sentire gli effetti della crisi finanziaria globale. Secondo la Banca centrale, attualmente la domanda si sarebbe ripresa a seguito del rafforzamento dell’attività economica e dell’aumento dei redditi familiari.

Il più forte rincaro si sarebbe verificato nelle zone centrali della capitale, mentre invece nelle aree balneari si è registrato un calo non solo dei prezzi ma anche del volume delle vendite. Secondo la Banca centrale, il 68 per cento delle vendite è stato realizzato tramite mutui bancari. Intanto si è notato per la prima volta dal 2013, anche un calo del numero delle abitazioni rimaste non vendute.

Energia rinnovabile

In generale, l’Albania ha un enorme potenziale di energia idroelettrica, energia solare e di energia eolica.

In particolare, l’Albania ha importanti risorse idriche, come otto grandi fiumi, alimentati da centinaia di piccoli fiumi e torrenti, i quali attraversano il paese da Est ad Ovest. Inoltre, l’Albania ha condizioni molto favorevoli per lo sviluppo dell’energia solare grazie al suo clima mediterraneo e rilevanti potenzialità anche nel settore dell’energia eolica.

La costruzione di impianti di energia idroelettrica è disciplinata principalmente dalla normativa in materia di concessioni. Altre fonti di energia (ad esempio eolica, fotovoltaica, biomasse e termica) sono regolate dalla decisione del Consiglio dei Ministri.

l’Albania è uno dei paesi più soleggiati d’Europa, ad esempio a Durazzo, si ha una quantità di luce solare media di 2700 ore all’anno, vale a dire 225 giorni da 12 ore caratterizzati dal pieno sole. L’uso dei pannelli solari per il riscaldamento dell’acqua, è un fenomeno che da qualche tempo risulta in crescita in Albania. Fino a pochi anni fa era piuttosto raro vedere dei pannelli solari sopra i tetti delle case albanesi, adesso invece sono notevolmente più frequenti tanto da venire impiegati anche in edifici di funzione pubblica, quali alberghi e addirittura scuole. L’Albania consuma circa 7,3 TWh ogni anno, ma visto che la produzione idroelettrica è insufficiente si sta puntando su altre fonti energetiche.

Il ministero dell’Energia albanese sta preparando un piano per evitare in futuro problemi causati dalla siccità. Tale piano si fonda sulla diversificazione della produzione energetica, per arrivare ad una riduzione netta della dipendenza dal settore idro-elettrico. Grazie al clima favorevole dell’Albania, si stima che l’energia solare possa rappresentare una garanzia per il paese se sfruttata adeguatamente e le prime procedure agevolare per le istallazione di impianti solari sono state avviate. “Il ministero ha registrato dieci punti da affrontare per accelerare le autorizzazioni. Se il processo continua normalmente, potremmo averle installate entro la fine dell’anno”, ha dichiarato il ministro dell’Energia di Tirana, Entela Cipa. Per questi investimenti – spiega il ministro – il governo di Tirana assicura che acquisterà energia ad un prezzo che sarà successivamente determinato dall’ente nazionale per la regolamentazione energetica. E per gli investimenti più grandi, ci saranno finanziamenti aggiuntivi offerti dalla Banca europea di ricostruzione e sviluppo (Bers). “La Bers sosterrà il 60 per cento dell’investimento”, ha detto Cipa. Inoltre, entro il 2020, ovvero quando il gasdotto Transadriatico (Tap) inizierà a lavorare, il governo cercherà finanziamenti per alimentare con il gas naturale l’impianto termico di Valona.

Sono 5 le richieste presentate al ministero dell’Energia albanese per la costruzione di piccoli parchi fotovoltaici da una potenza istallata di 2 megawat. Secondo il ministero, un parco dovrebbe essere costruito a Scutari, nell’Albania del nord, tre a Fier nella zona settentrionale, ed un altro ad Elbasan nell’Albania centrale. Il totale dell’investimento proposto per tutti e cinque i parchi fotovoltaici ammonterebbe a 10,7 milioni di euro. Per gli impianti di energia con una potenza fino a 2 megawat le procedure sono molto più semplici e l’approvazione potrà essere concessa direttamente dal ministero dell’Energia.

Minerario – Petrolifero e Gas

I depositi di minerali dell’Albania includono il cromo, rame, ferro-nichel, calcare, arenaria, asfalto e bitume naturale, calcare decorativo, arenaria decorativa massiccia.

Nel periodo di transizione si è verificato un declino dell’attività estrattiva, dovuto a diversi fattori negativi, tra cui la mancanza di investimenti, l’impiego di tecnologie obsolete e la crisi dell’intero settore a livello internazionale. Attualmente le attività estrattive sono interamente svolte da società private albanesi ed estere tramite concessioni rilasciate dal Governo stesso.

Il Paese è dotato di buone risorse petrolifere. Le attività di estrazione, concentrate nei distretti di Berat e Fier, dove è attiva una grande raffineria (Ballsh), garantiscono ogni anno circa 500.000 tonnellate di petrolio.

Le prime estrazioni petrolifere in Albania risalgono al 1918. Fino al 1992 il Paese ha estratto quantità di petrolio sufficienti a soddisfare il fabbisogno interno. Subito dopo le riserve sono iniziate a diminuire.

Nonostante le numerose le società petrolifere che operano in Albania l’attività estrattiva è molto limitata.

L’assenza di studi sulla reale consistenza delle riserve di petrolio del sottosuolo albanese attira l’attenzione di compagnie straniere interessate a realizzare attività di ricerca per verificare la qualità e quantità di idrocarburi presenti al largo delle coste dello Ionio nelle acque territoriali albanesi e sul territorio dell’Albania.

Per quanto riguarda il settore gas, grande importanza riveste il progetto TAP (Trans Adriatic Pipeline, un metanodotto di 520 km destinato a collegare la Grecia all’Italia passando per l’Albania, trasportando gas naturale dall’Azerbaigian), considerato da Tirana fondamentale per assicurare al Paese la disponibilità di gas necessaria al mercato locale.

Il costo del progetto, è stimato in circa € 1,5 miliardi, con una capacità di trasporto di circa 10 miliardi di metri cubi annui e con la possibilità di espandersi successivamente fino a 20 miliardi di metri cubi.

Il gasdotto, alimentato con gas proveniente dall’Iran, che giungerebbe a Salonicco attraverso la Turchia, beneficerà anche del sostegno dell’U.E. nell’ambito dell’iniziativa “Trans-European Energy Networks” (TENE).

Possibili sinergie potrebbero essere attuate tra il progetto TAP e il progetto per la costruzione di un rigassificatore nella zona di Fier e di una condotta sottomarina per l’Italia, di prossima realizzazione, da

parte del Gruppo italiano Falcione.

Ai sensi della legge n.7746 del 1993, ogni persona che intende impegnarsi in attività di ricerca, sviluppo e produzione di idrocarburi in Albania è tenuta a stipulare un accordo con il Ministero dell’Energia e dell’Industria.

Tutte le persone giuridiche, pubbliche o private, locali o stranieri, le cui attività sono quelle di trasformazione, trasporto e commercializzazione del petrolio o di gas sono soggetti alla legge n.8450 del 1999.

La legge sul gas naturale permette la creazione di un mercato competitivo in questo settore e la sua integrazione nei mercati regionali ed europei. Questa legge costituisce la base giuridica necessaria per l’attuazione di politiche, norme e procedure per l’organizzazione e la regolamentazione del mercato del gas naturale.

L’Albania ha uno dei più grandi giacimenti petroliferi onshore in Europa continentale e le opportunità per le esplorazioni di petrolio e gas hanno attirato decine di società estere. Di conseguenza, a partire dal 1992, decine di nuovi pozzi onshore sono stati perforati e migliaia di nuovi 2D e alcuni profili sismici 3D sono stati completati, sia onshore che offshore.

Le operazioni esistenti di produzione del petrolio e le licenze di esplorazione del petrolio e del gas sia attuali che nuove, sia onshore che offshore, possono rappresentare ottime opportunità per le compagnie petrolifere e del gas estere, nonché fornitori affiliati di servizi del petrolio e gas.

L’arrivo del Trans-Adriatic Pipeline contribuirà a creare opportunità per la costruzione e successiva manutenzione del gasdotto e della centrale di compressione, nonché il miglioramento delle infrastrutture, di stoccaggio del gas salt-dome e la produzione di energia termica.

Turismo

Il turismo è un settore in costante crescita, anche se le scarse infrastrutture in campo energetico,

dell’acqua e dei servizi igienici nonché il problema dei diritti di proprietà, sono di grande impedimento allo sviluppo dei progetti sulla costa adriatica e ionica del Paese.

Le entrate del settore turistico in Albania hanno superato il miliardo di euro nel 2016. Nel periodo tra luglio e settembre, il settore ha conosciuto un aumento del 25 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il datoè tra i migliori registrati nei paesi della regione. Lo sviluppo del settore turistico rientra tra le priorità del governo di Tirana. Lo scorso 13 dicembre l’esecutivo ha firmato un accordo con la Banca mondiale per la concessione di un finanziamento da 71 milioni di dollari a sostegno del programma per la Gestione integrata urbana e del turismo in Albania. Il progetto, secondo la Banca mondiale, “porterà all’apertura di nuovi posti di lavoro, all’incremento dei proventi e sosterrà lo sviluppo dell’economia locale, specialmente nelle regioni meridionali del paese, che, dato l’elevato livello di turismo, hanno un potenziale di crescita economica straordinario”.

Il progetto prevede il miglioramento delle infrastrutture urbane, l’ammodernamento degli asset turistici e il rafforzamento delle competenze delle istituzioni, a sostegno del turismo locale. Questo settore, anche a fronte dei suoi numerosi collegamenti con altri comparti dell’economia, contribuisce al Prodotto interno lordo (Pil) per il 5,9 per cento (al 2014). Attualmente, inoltre, garantisce un impiego a circa 50 mila persone, e la Banca mondiale ha dichiarato di essere intenzionata a far aumentare la cifra a 200 mila entro il 2025.

Con oltre 400 km di coste l’Albania è un Paese ricco di bellezze naturali e culturali tra cui i siti di Butrinto, Apollonia, Berat e Argirocastro.

I turisti italiani sono cresciuti del 30 per cento negli ultimi tempi e sono terzi dopo macedoni e kosovari in ordine di presenza numerica in Albania. Il turismo in Albania è infatti una sorpresa solo per chi non ha mai avuto la fortuna di visitare il Paese, il cui futuro è pieno di investimenti e di sviluppo. I numeri avvalorano infatti uno sviluppo del settore turistico in Albania, che deve molto all’azione del governo di Edi Rama, impegnato nei primi tre anni della sua legislatura a “lavorare sull’immagine che proiettiamo all’estero: e i risultati arrivano anche e soprattutto grazie a questo.

E’ molto aumentata la qualità dell’ospitalità e sono stati avviati degli investimenti strategici per il turismo, puntando anche molto sulla sostenibilità. Tutto questo anche grazie alle strette collaborazioni con l’Italia a livello istituzionale e a un processo di cooperazione consolidato da anni, che spazia dalle forze dell’ordine alle ambasciate fino agli istituti italiani di cultura.

Le entrate turistiche hanno registrato notevoli incrementi nel corso degli ultimi anni, grazie al maggior afflusso di visitatori stranieri. Per quanto riguarda la provenienza dei flussi turistici, l’Italia è preceduta solo dalla Grecia. In aumento anche i turisti kossovari e macedoni.

Gli investitori esteri del settore guardano con interesse le potenzialità offerte dal Paese, anche se le difficoltà nell’accertamento delle proprietà rallenta eventuali investimenti.

Negli ultimi anni le Autorità albanesi hanno avviato un programma di sostegno al settore turistico, che punta alla creazione di infrastrutture collegate al turismo culturale, senza tralasciare l’ambiente e la tradizione rurale del Paese.

Tra le iniziative si segnalano:

– la costituzione dell’Agenzia Nazionale del Turismo, che realizza iniziative di promozione ed elabora i dati del settore;

– l’apertura del primo Ufficio Turistico albanese in Italia;

– la costituzione di un’Associazione per il Turismo Albanese (ATA) allo scopo di attrarre capitali e sviluppare le potenzialità del turismo in Albania; l’Associazione e’ inoltre interessata all’organizzazione di fiere, workshops ed altre attività che possano contribuire allo sviluppo dell’imprenditoria turistica sia albanese che straniera.

Il settore del turismo è disciplinato in Albania dalla nuova legge n.93/2015 “Per il turismo”, la quale è parzialmente uniformata all’articolo 2, all’articolo 3 ed all’Allegato della Direttiva del Consiglio n. 90/314/CEE del 13 giugno 1990; inoltre è parzialmente uniformata all’articolo 2 e 3 del Regolamento del Parlamento Europeo e del Consiglio n. 692/2011/UE del 6 luglio 2011.

Il Governo Albanese ha attribuito particolare importanza allo sviluppo del turismo ed il Ministero dello Sviluppo Economico e del Turismo ha dato priorità allo sviluppo del settore industriale del turismo: il completamento della legislazione secondaria per la legge sul turismo (occupandosi principalmente della standardizzazione delle strutture ricettive e delle guide che operano in Albania) ed al Piano dello sviluppo del turismo. La nuova legge del turismo, insieme con il suo pacchetto di supporto, offre vari incentivi agli investitori nel settore del turismo, al fine di migliorare la qualità e l’innalzamento degli standard in base al valore dell’investimento, rendendo così il nostro paese più competitivo nella regione in termini di investimenti.

Secondo la nuova legge sullo sviluppo del settore, il Ministro competente, garantisce il finanziamento di progetti in materia di istruzione, promozione ed apprendimento, oppure modelli di prodotti turistici presentati da ogni ente compresi i stranieri.

Le principali attività previste sono: (i) la costruzione, la ricostruzione, il miglioramento e l’estensione delle strutture esistenti, (ii) gestione degli alberghi, motel e villaggi turistici e strutture (iii) che completano località turistiche come ristoranti, negozi, terme e impianti sportivi.

Il governo albanese prevede di stanziare 1,2 milioni di euro a favore della promozione del settore del turismo. Un programma del ministero dell’Economia e del turismo prevede interventi tesi al miglioramento della qualità dei prodotti e dei servizi, alla crescita della competitività, a offrire maggiori informazioni ai turisti ed alle agenzie di viaggi. Già da quest’anno le autorità prevedono di dare il via alle licenze delle agenzie turistiche, alla classifica delle strutture che offrono alloggio e alla certificazione delle guide turistiche. Mentre durante il 2018 sarà istituito l’Ispettorato del turismo, incaricato ad effettuare il monitoraggio del rispetto degli standard stabiliti.

Manifatturiero

Il settore tessile e manifatturiero impiega il maggior numero di lavoratori. Trattandosi di un settore di tradizione del Paese, molte società straniere hanno delocalizzato la loro attività. Le industrie manifatturiere che scelgono di investire in Albania beneficiano del basso costo del lavoro.

L’export di calzature ‘made in Albania’ ha registrato un forte incremento durante il 2016. I dati dell’Istituto delle statistiche albanese rivelano che fino alla fine del mese di novembre 2016, l’ammontare delle vendite all’estero è salito di circa 20 per cento, per un totale di 48 miliardi di lek (circa 357 milioni di euro). Le esportazioni di calzature hanno rappresentato nel 2016 il 20 per cento della struttura complessiva del made in Albania, compensando in qualche modo il drastico calo delle vendite all’estero di petrolio e minerali, che hanno sofferto dei bassi prezzi sui mercati internazionali.

Molte società straniere operano nel settore già da un decennio e molte stanno ampliando la loro attività aumentando il numero dei loro occupati. L’import dei semilavorati e la loro riesportazione hanno un ruolo fondamentale nella bilancia commerciale albanese. L’Italia occupa il primo posto e le esportazioni albanesi verso l’Italia nel settore manifatturiero rappresentano circa il 65% di tutto l’export albanese verso l’Italia. Ulteriori vantaggi per le imprese che investono in questo settore sono l’esenzione dall’IVA sui manufatti riesportati ed il basso costo del trasporto vista la vicinanza con l’Italia. Anche nel settore calzaturiero e delle pelli si sono realizzati molti investimenti per la produzione dei semilavorati. Le esportazioni albanesi nell’ultimo periodo sono

aumentate con un trend annuale del 20-30%. I macchinari utilizzati per la produzioni sono sempre più all’avanguardia e molte società hanno ormai la certificazione ISO9001.

I principali vantaggi di investire nel settore dell’abbigliamento sono: forza di lavoro disponibile in tutto il paese con esperienza nel settore, costo diretto e totale del lavoro inferiore a quelli vigenti nella maggior parte dei paesi comparabili, un facile accesso da/per l’Italia, la Grecia ed i mercati dei Balcani, esenzione dall’Iva o dai dazi doganali per il 100% dei produttori nel settore dell’abbigliamento secondo lo schema della riesportazione.

L’Albania è uno dei principali produttori di calzature e pelli. Le esportazioni di calzature albanesi sono raddoppiate negli ultimi anni. Le scarpe albanesi e le esportazioni di cuoio sono in crescita ogni anno. L’Albania è il secondo esportatore di calzature in Italia ed è altresì il paese ideale per la successiva esportazione verso i mercati italiani, europei e balcanici. Gli investitori stranieri in Albania stanno aumentando le esportazione verso i mercati extraeuropei.

Con gli accordi di libero scambio firmati con i paesi dei Balcani e la UE, l’Albania offre opportunità d’esportazione senza restrizioni all’interno della regione. La qualità delle scarpe di pelle albanesi è elevata.

Agrobusiness

L’Albania offre importanti opportunità nel settore agricolo, grazie al suo clima favorevole ed al basso costo della forza lavoro rurale.

Prosegue il buon andamento delle esportazioni della frutta e degli ortaggi albanesi. Secondo i dati dell’Istituto di statistica nel 2016, il loro ammontare è stato di 7,9 miliardi di lek (circa 58 milioni di euro). Da notare l’esponenziale crescita degli ortaggi. Nel 2007 la loro vendita all’estero ammontava a circa 900 mila euro, mentre 10 anni dopo è invece salita a 5,3 miliardi di lek (circa 38,6 milioni di euro). Significante anche l’incremento dell’esportazione della frutta, con una crescita del 31 per cento nel 2016, ma la loro importazione è di 2,5 volte superiore.

Grazie all’uso di metodi tradizionali, la frutta, le verdure, la carne ed i prodotti lattiero-caseari albanesi sono coltivati e prodotti con pochissimi additivi artificiali, prodotti chimici o pesticidi. L’Albania è così in grado di diventare uno dei principali produttori mondiali ed esportatore di alimenti biologici di qualità destinati ai mercati regionali, europei e nordamericani.

Il settore agro-alimentare è una parte significativa dell’economia albanese, rappresentando circa il 20% del PIL e impiegando il 46% della forza lavoro nazionale. Investimenti importanti sono stati effettuati negli ultimi anni ed il valore aggiunto del settore è aumentato in modo continuativo. In particolare, notevoli investimenti sono previsti da parte del Governo albanese nel sistema di irrigazione e di drenaggio che non includono solo la riabilitazione dei canali, ma anche la modernizzazione di tutto il sistema.

Come conseguenza della ratifica dell’Accordo sulla stabilizzazione ed associazione e la successiva concessione dello stato di paese candidato EU il 24 giugno 2014, l’Albania sta attualmente applicando le regole e gli standard europei in materia agricola.

Il governo albanese ha esteso il sostegno all’agricoltura attraverso un nuovo programma. Da inizio 2016 è attivo il Fondo di Garanzia di 300 milioni di euro, valido per i prossimi 3 anni, a disposizione degli agricoltori e degli imprenditori del settore

Il fondo è in un unico programma con la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (BERS) che sosterrà gli agricoltori nel finanziamento dalle banche di secondo livello con prestiti ma agevolati e come garante l’Agenzia per lo Sviluppo Agricolo e Rurale.

La banca italiana Intesa Sanpaolo in Albania si è unita al Programma a sostegno del settore agroindustriale albanese, promosso dal governo di Tirana e dalla Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Bers). Il programma prevede di offrire alle banche operanti in Albania fondi tesi a finanziare linee di credito e anche a condividere con esse il rischio dei prestiti. Il governo albanese ha stanziato 36 milioni di euro a favore del progetto per i prossimi tre anni, mentre la Bers garantisce fino a 100 milioni di euro di finanziamenti e di strumenti per la condivisione del rischio. In base all’accordo siglato tra l’Intesa Sanpaolo e la Bers, quest’ultima offrirà 25 milioni di euro per la condivisione del rischio, una somma che dovrebbe permettere alla banca italiana di concedere un totale di crediti fino a 50 milioni di euro a favore dei clienti locali dell’agroindustria. L’accordo prevede inoltre fondi per una cooperazione tecnica per offrire all’Intesa Sanpaolo la possibilità di sviluppare nuovi prodotti finanziari a sostegno del fabbisogno del settore agroindustriale. “Quest’accordo rappresenta un passo importante per lo sviluppo del nostro programma ed anche per il comparto dell’agroindustria. Gli istituti di credito che si sono uniti a questo programma, sono molto impegnati a incrementare l’attività creditizia verso questo settore e ci cono grandi attese per un aumento degli investimenti nei prossimi mesi”, ha sottolineato il direttore della Bers in Albania Matteo Colangeli. “L’accordo permetterà di incentivare i finanziamenti sostenibili a favore dell’agroindustria, offrendo permanenti linee di credito. Noi abbiamo impegnato le nostre risorse per lo sviluppo, la presentazione e l’attuazione di questo programma insieme alla Bers, per offrire prodotti e servizi dedicati a questo specifico settore”, ha spiegato da parte sua il direttore esecutivo dell’Intesa Sanpaolo Silvio Pedrazzi. All’iniziativa del governo albanese e della Bers hanno aderito fino ad ora 4 banche operanti in Albania, l’austriaca Raiffeisen Bank, l’italiana Intesa San Paolo, la francese Societe Generale Albania e la tedesca ProCredit, oltre a due istituzioni finanziari di microcredito, Fondo Besa e Noa. Tutte e sei prevedono di stanziare circa 180 milioni di euro di finanziamenti in forma di crediti, portando così a oltre 300 milioni di euro, l’intero fondo a disposizione del settore agroindustriale. La Bers si aspetta che in futuro al progetto aderiscano anche altre banche. Quello agroindustriale è un comparto chiave dell’economia albanese, che offre occupazione al 50 per cento della popolazione rurale e rappresenta circa il 20 per cento del Pil nazionale dell’Albania. Tuttavia, l’agroindustria è il settore che ha il minor accesso ai finanziamenti dalle banche ed i crediti concessi a suo favore rappresentano solo il 2 per cento dell’intero portafoglio dei prestiti, ossia un totale di soli 40 milioni di euro.

Maggiori informazioni si trovano sul sito dell’agenzia per lo sviluppo agricolo e rurale:

http://www.azhbr.gov.al/

Pesca

La pesca in Albania rappresenta un settore importante per lo sviluppo socio-economico. Secondo i dati del Registro Nazionale della Flotta, nel Paese sono presenti 592 pescherecci con licenza, impiegando 4215 persone a tempo pieno.

Con lo scopo di aumentare il contributo del settore ittico nell’economia albanese, l’Unione europea

ha aperto la terza chiamata per finanziamenti per le istituzioni, dipartimenti e autorità pubbliche e

statali. La soma messa a disposizione per questa chiamata e di 3.4 milioni di euro, dei quali 1.9

milioni di euro sono destinati all’assistenza tecnica, 100 mila euro per forniture per la pubblica amministrazione e 1.4 milioni di euro per l’attuazione del regime di sovvenzioni. I finanziamenti per gli investimenti nella flotta giocheranno un ruolo chiave per l’incremento dell’efficienza, dando la possibilità ai pescatori di migliorare diversi elementi come il sistema di navigazione, la conservazione dei cibi (frigoriferi), le attrezzatura da pesca e diminuire l’inquinamento. Le sovvenzioni saranno concesse ai privati attraverso un parte terza, per un massimo di 60 mila euro a progetto ed in ogni caso il finanziamento concesso non potrà superare il 50% del valore dell’investimento.

Trasporti e Logistica

La posizione geografica dell’Albania pone il Paese in una posizione molto favorita per gli investimenti nelle infrastrutture e lo sviluppo del settore dei trasporti.

Il primo ministro albanese Edi Rama ha presentato l’“One billion project financing”.  L’iniziativa ha lo scopo di mettere a disposizione circa un miliardo di dollari all’anno per i prossimi tre anni, per finanziare investimenti pubblici che riguarderanno la costruzione o il miglioramento delle infrastrutture già esistenti. Gli interventi saranno focalizzati su tre settori infrastrutturali: stradale, scolastico e sanitario.

L’elenco dei progetti che faranno parte di questa iniziativa sarà basato sulle priorità nazionali individuate da Rama, ossia il miglioramento significativo della rete stradale soprattutto nelle zone turistiche del Paese; la costruzione e l’ammodernamento dell’infrastruttura scolastica con il programma di ristrutturazione di 150 scuole e la messa in cantiere di 6 nuovi edifici scolastici; per l’infrastruttura sanitaria, la ristrutturazione dell’ospedale di Fier e la costruzione di nuove cliniche di eccellenza.

Il primo ministro ha invitato l’imprenditoria privata e le banche a collaborare per la realizzazione dei progetti in partenariato pubblico-privato che, formalmente garantiti dal Governo, avranno una via preferenziale che velocizzerà i tempi burocratici di rilascio delle garanzie bancarie. Gli investitori privati potranno fare affidamento sulla possibilità di ricorrere, in caso di insorgenza di controversie, all’arbitrato internazionale.

Tutti i progetti saranno coordinati dall’Ufficio del primo ministro e per gli investimenti piu’ rilevanti, che eccederanno un determinato importo, dovrà esserci l’approvazione formale del Parlamento che ne garantira’ la trasparenza del processo.

Strade

l’Albania ha alcuni corridoi nazionali ed è anche collegata ad una serie di corridoi logistici regionali. Uno dei principali è il Corridoio VIII Pan-Europeo.

Verso il settore stradale si indirizza la maggior parte dei fondi a disposizione dell’Albania. La rete viaria del Paese è lunga circa 18.000 km e risulta particolarmente obsoleta, a causa della scarsa manutenzione e dell’aumento considerevole del traffico automobilistico registratosi negli ultimi anni.

Solo il 32% della rete stradale albanese è pavimentata. In tale ottica, il Governo ha lanciato, e completato in parte, il programma National Highway Corridors, concentrando l’attenzione soprattutto verso numerosi progetti tra cui il collegamento stradale Durazzo-Kukes (al confine con il Kosovo) e i collegamenti nord-sud (con eventuale collegamento alle infrastrutture del Corridoio pan-europeo V).

Di particolare importanza il completamento del Corridoio intermodale VIII, progetto per il quale il Governo albanese ha richiesto l’appoggio italiano in sede europea per l’attivazione dei fondi necessari.

Numerose sono le iniziative previste o in corso di realizzazione nel settore stradale.

Un progetto congiunto tra il governo di Tirana e la Banca mondiale, con un finanziamento di 150 milioni di dollari, affiderà a quattro società la manutenzione di 1300 chilometri di strade in diverse parti del territorio dell’Albania. Dovranno assicurare la manutenzione e investire nelle strade loro affidate per un periodo di cinque anni; in particolare dovranno intervenire nei tratti che al momento presentano le maggiori criticità. La Banca mondiale finanzierà metà del valore complessivo del progetto, e ritiene che tramite l’attuazione di questo programma gli indicenti stradali in Albania saranno ridotti del 15 per cento.

Il governo albanese ha indetto la gara per la costruzione dell’autostrada “Rruga e Arbrit” nel nord-est del paese, la quale dovrebbe collegare l’Albania con la parte settentrionale dell’ex Repubblica jugoslava di Macedonia (Fyrom), nella località di Dibra. Secondo un comunicato ufficiale del ministero dei Trasporti albanese, le offerte da parte delle società interessate saranno aperte il prossimo 2 ottobre. Il valore dell’intera opera è stimato attorno ai 254 milioni di euro. La sua costruzione verrà eseguita secondo il modello di partenariato pubblico-privato. La società che sarà proclamata vincitrice si assumerà la realizzazione dell’opera con i propri finanziamenti, oltre ad assumersi anche la sua manutenzione per un periodo di 13 anni. Intanto il governo rimborserà a rate, per un periodo sempre di 13 anni, l’intero investimento. Nella gara, parte già favorita la società albanese “Gjoka Konstruksion” che lo scorso mese di aprile si è offerta a costruire l’autostrada, ottenendo dal governo un bonus di 10 punti. I lavori dovrebbero durare 46 sei mesi. Circa 20 chilometri della tratta sono già stati costruiti, mentre altri 15 solo parzialmente. La parte difficile del progetto è la costruzione della tratta lunga 60 chilometri in un terreno montagnoso, incluso un lungo tunnel. Per oltre due anni, il governo albanese ha negoziato con una società cinese per la costruzione dell’autostrada, senza riuscire a concludere “a causa dei costi elevate proposti”, hanno precisato all’epoca le autorità”.

La strada Arbri, lunga 70 km, migliorerà i collegamenti tra Tirana e Skopje. Recentemente sono iniziati i lavori di costruzione per le prime due sezioni della superstrada, inclusa la sezione da 7,7 km da Ura e Vashes a Bulqiza.

Il Governo albanese ha previsto azioni promozionali e di studio a favore del settore portuale albanese, in funzione della grande distribuzione che, in Albania, sta facendo ormai passi da gigante; il porto di Durazzo e tutta l’area circostante, infatti, sono da sempre considerati l’area di accesso, secondo quanto previsto dal Corridoio 8, al resto dei Paesi Balcanici, in particolare verso la direttrice Kukes/Morine/Pristina (Kosovo) e verso Skopje (Macedonia).

L’indubbio ruolo di questa area portuale, rispetto agli scambi commerciali con i Paesi dell’Europa

occidentale e con l’Italia in particolare, offre opportunità di sviluppo di un’area doganale (free trade zone) e di infrastrutture logistiche ed intermodali, connesse allo sviluppo della grande distribuzione ed ai servizi in Albania.

L’Italia si è impegnata con un finanziamento a credito d’aiuto di € 15 milioni della Cooperazione Italiana per la riabilitazione del Porto di Valona.

Il Corridoio VIII è stato approvato a Creta nel 1994 e confermato a Helsinki nel 1997. Anche se il suo costo è stato considerato basso, il Corridoio VIII è stato caratterizzato da una evoluzione molto lenta, a causa della mancanza di investimenti. Un memorandum d’intesa firmato a Bari, che ha aggiunto a questa arteria il gateway di Bari, Brindisi (Italia) e Valona (Albania), ha aumentato l’interesse del Governo italiano che ha pertanto deciso di finanziare una parte importante del progetto.

Il Corridoio VIII collega le regioni adriatico-ioniche con le regioni dei Balcani ed i paesi del Mar Nero. Da un punto di vista economico, con lo sviluppo delle reti transeuropee, la Commissione Europea mira a realizzare un migliore accesso territoriale verso i paesi dell’Unione Europea e, quindi, a sviluppare una maggiore mobilità di persone e merci secondo gli obiettivi del mercato unico e dei principi della mobilità sostenibile. Da un punto di vista dei trasporti, il Corridoio VIII è un sistema di multi-trasporto intermodale lungo l’asse est-ovest che comprende porti marittimi e fluviali, aeroporti, porti, strade e ferrovie, per un’estensione totale di ca. 1270 chilometri di ferrovie e 960 chilometri di strade. Nel frattempo, la multinazionale Working Group sta sviluppando uno studio focalizzato sulla definizione della situazione attuale del corridoio e l’identificazione dei lavori ed iniziative necessarie per la sua attivazione rapida come un itinerario europeo e per la definizione di un piano di sviluppo futuro.

Porti

Gli ultimi dati del Ministero dei Trasporti albanese confermano un trend positivo dei traffici portuali: tre milioni di tonnellate di merci e oltre un milione e mezzo di passeggeri. Al fine di agevolare la promozione dei porti albanesi, lo stesso Ministero dei Trasporti ha indetto una gara d’appalto per l’aggiudicazione di un contratto di concessione per cinque anni per servizi alle navi nei porti del Paese.

Il bando di gara relativo al progetto è stato pubblicato, sul bollettino settimanale dell’Agenzia per gli appalti pubblici. Tale progetto ha un valore indicativo di 191,8 milioni di lek (1,5 milioni di dollari/ 1,4 milioni di euro). Per contro il concessionario sarà tenuto a offrire servizi tecnico nautici alle navi, tra cui pilotaggio e rimorchio, nei porti di Durazzo, Valona, Saranda, Shengjin, compresi i terminal petroliferi di Durazzo e di Valona.

Il sistema portuale albanese non perde tempo e si prepara ad essere porta orientale dei traffici merceologici e soprattutto turistici incoming, come conferma il report ministeriale del 2016.

L’Albania ha attualmente porti in quattro città principali: Durazzo, Valona, Saranda e Shengjini, con piani di continua espansione soprattutto nel campo dei porti turistici.

Il Codice marittimo albanese disciplina i principi fondamentali in materia di diritto marittimo.

Lo sviluppo del trasporto marittimo è parte della strategia National Transport e del Piano D’azione 2016-2020 attraverso investimenti di sviluppo in conformità ai piani regolatori e con un orientamento verso l’economia di mercato entro il 2020, al ine di raggiungere l’aumento del volume di merci e del numero di passeggeri trasportati da traghetti; riabilitazione delle infrastrutture e sovrastrutture dei quattro porti principali ed i porti turistici; sviluppo di porti turistici, inclusa la costruzione delle infrastrutture e sovrastrutture, al ine di aumentare il numero di navi da turismo e di turisti con incremento degli indotti.

Ferrovie

Le autorità albanesi hanno deciso di chiedere l’assistenza di un consulente internazionale prima di procedere con la gara per la costruzione della ferrovia fra Tirana, Durazzo e l’aeroporto Madre Teresa, l’unico scalo internazionale del paese. Il consulente dovrebbe avere esperienza nella realizzazione di simili progetti nel settore ferroviario ma anche capacità di poter sorvegliare l’esecuzione dei lavori. Il progetto riguarda la riabilitazione dell’attuale tratta ferroviaria Tirana-Durazzo, e la costruzione di una nuova verso l’aeroporto internazionale Madre Teresa. Il totale dell’investimento richiesto è di 81 milioni di euro, di cui 35 milioni di euro saranno stanziati dalla WBIF (Western Balkans Investment Framework), mentre 36,8 milioni di euro dalla Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Bers). Secondo lo studio di fattibilità, la realizzazione dell’intero progetto dovrebbe durare fino a tre anni, mentre il numero dei passeggeri dovrebbe ammontare a circa 1,4 milioni all’anno.

Nell’intera infrastruttura dei trasporti, il settore ferroviario è senza dubbio quello che nel Paese risente maggiormente della mancanza di adeguate risorse finanziarie.

Le ferrovie albanesi versano infatti in una situazione generale di degrado determinata per la maggior parte da un’assoluta, perdurante assenza di politiche di manutenzione e sviluppo dalla caduta del regime comunista (primi anni Novanta) ad oggi.

In particolare:

– l’intero sistema di trasporto ferroviario albanese non dispone di normative generali atte a regolare le varie competenze e responsabilità;

– la rete ferroviaria non dispone di sistemi di controllo e sicurezza ed i pochi segnali (già originariamente insufficienti) sono fuori uso da circa 20 anni; tale mancanza risulta essere causa di un grande numero di incidenti lungo il percorso in quanto non sono presenti passaggi a livello e gli

attraversamenti sono liberi;

– l’intera linea non è elettrificata e le motrici sono tutte diesel con velocità massima di circa 50 Km/h;

– il parco vetture, tutte usate, di diverse provenienze (FS, DB, ecc.) è in condizioni di abbandono totale, con carri senza manutenzione, vetri rotti, parti mancanti ecc.

– i fabbricati predisposti per ospitare i viaggiatori sono vetusti ed in condizioni di potenziale pericolo per i fruitori del servizio a causa di numerose infiltrazioni, crepe strutturali e mancanza di manutenzione; gli impianti di illuminazione sono ormai inservibili, mentre quelli tecnologici (diffusione sonora, video sorveglianza ed informazione al pubblico) sono totalmente mancanti;

– il numero di corse tra Tirana e Durazzo (il principale snodo di merci e persone) è limitato ad appena 6 A/R giornaliere ed il prezzo del biglietto è di 70 Leke (circa 0.50 centesimi di Euro);

– gli ultimi, datati rilievi statistici indicano che il numero di viaggiatori è di circa 2.000.000/anno;

– la maggior parte dei passeggeri tra Tirana e Durazzo preferisce viaggiare in autobus con un costo di circa 140 Leke (1 Euro) a biglietto; il numero di corse su strada è maggiore rispetto a quello su rotaie ed i tempi di percorrenza, in assenza di eccessivo traffico stradale, risulta inferiore.

Risulta quindi evidente la necessità di provvedere ad un completo riqualificazione della rete ferroviaria ed in particolare del traffico ferroviario tra Tirana e Durazzo. Quest’ultimo riveste infatti particolare importanza ai fini della realizzazione del Corridoio VIII, che come noto è la direzione di trasporto intermodale che intende svilupparsi da Bari ai porti bulgari sul Mar Nero, passando per Albania, Macedonia e Bulgaria per una lunghezza complessiva di circa 1270 km di linee ferroviarie e di 960 km di strade.

Notevoli sono infatti i costi derivanti dalla riabilitazione integrale della linea Tirana-Durazzo-Lin (in prossimità del confine macedone), stimati dal Segretariato del Corridoio VIII in circa 250 milioni di euro, cui vanno aggiunti 6 milioni di euro per la costruzione della tratta che collega la stazione di Lin stessa al confine macedone.

Saranno inoltre necessari interventi per il miglioramento delle condizioni delle infrastrutture sulla linea Tirana-Durazzo-Elbasan e gli investimenti (quantificati in uno studio finanziato dall’UE in oltre 80 milioni di euro) per l’installazione dei sistemi di segnaletica e di comunicazione dell’intera rete ferroviaria nazionale.

La Commissione Europea, nell’ambito dei fondi di preadesione IPA, ha già previsto un primo finanziamento di 8 milioni di euro per la tratta Tirana-Durazzo, i cui lavori saranno appaltati nel corso di quest’anno, e un ulteriore finanziamento di 20 milioni di euro che saranno formalizzati dal Comitato IPA nel corso di quest’anno sempre sullo stesso segmento.

La BEI ha inoltre espresso la volontà di rafforzare il tratto ferroviario tra il Kosovo e Durazzo.

Il Parlamento albanese ha approvato la legge n. 142/2016 “Codice Ferroviario” – che entrerà in vigore nel gennaio 2018 – la quale stabilisce i principi e procedure relativi all’attività ferroviaria in Albania. L’intento è la divisione delle attività della Ferrovia Albanese, separando le operazioni ferroviarie dalla gestione delle infrastrutture, in linea con l’acquis dell’UE, e con la creazione di un’autorità indipendente della sicurezza e regolamentazione del settore.

Il livello di investimenti in infrastrutture ferroviarie resta trascurabile, con conseguente deterioramento dei servizi di trasporto.

Nei prossimi anni, l’Albania dovrà promulgare normative nel settore (con particolare riferimento alle tematiche della sicurezza, indagini sugli incidenti, l’interoperabilità, carico di rete), investire nel miglioramento della rete ferroviaria esistente (manutenzione e preventiva) ed integrazione nelle reti logistiche nazionali ed internazionali.

La EBRD ha concesso alla Repubblica d’Albania un prestito, a beneficio delle Ferrovie Albanesi. Il progetto fa parte del Percorso 2 della Rete Principale dei Balcani Occidentali che collega le città di Podgorica, in Montenegro e Valona in Albania ed è stato stabilito come estensione indicativa per le reti trans europee di trasporto (TEN-T) per il nucleo della Rete ferroviaria dei Balcani Occidentali.

Il progetto sosterrà lo sviluppo economico nazionale dell’Albania e contribuire all’integrazione regionale dell’Albania, migliorando la connettività delle sue principali città al porto di Durazzo e TIA.

Aeroporti

Per quanto attiene al settore del trasporto aereo, nel 2004 il Governo albanese ha firmato il contratto di concessione per venti anni con il Consorzio tedesco-americano (TIA), per la gestione dell’aeroporto internazionale di Rinas.

Tirana international Airport, (Tia) la società che gestisce l’aeroporto “Madre Teresa”, l’unico scalo internazionale albanese, ha registrato una notevole crescita del numero dei passeggeri nel 2016. Il numero dei passeggeri è salito dell’11 per cento, raggiungendo un totale di circa 2,2 milioni di viaggiatori. Lo scalo di Tirana risulta essere al quarto posto fra quelli nei Balcani occidentali per numero di passeggeri, dietro quello di Belgrado (4,9 milioni) e quelli croati di Zagabria (2,76 milioni di passeggeri) e di Spalato (2,29 milioni). Da ottobre 2016 la Tia è gestita dalla società cinese China Everbright Limited, con sede a Hong Kong, che ha acquisito il 100 per cento delle azioni del consorzio composto dal gruppo tedesco AviAlliance GmbH, dall’altra società tedesca Deg Deutsche Investitions-und Entwicklungsgesellschaft Mbh, e dal Fondo albanese-statunitense delle imprese.

Inaugurato il nuovo aeroporto nel 2007, il consorzio ha da allora realizzato la costruzione di due nuovi terminal (merci e passeggeri). Più recentemente è stato inaugurato un nuovo terminal.

Grazie alle nuove strutture l’aeroporto ha registrato un incremento del numero dei passeggeri e merci. Le città italiane sono tra le principali destinazioni dei passeggeri che partono dall’aeroporto “Madre Teresa”.

Attualmente sono circa tredici le compagnie aeree operanti in Albania. Non risultano progressi in merito alla costruzione di altri aeroporti minori nel Paesi (Saranda, soprattutto, nel Nord del Paese).

L’aeroporto internazionale di Tirana – Rinas “Madre Teresa” è l’unico aeroporto internazionale in Albania.

Il Ministero Albanese dei Trasporti e delle Infrastrutture e le autorità concessionarie dell’aeroporto internazionale hanno firmato nel 2016 un accordo in base al quale l’esclusività del aeroporto viene ridotta. Questo accordo ha de facto dato il via libera ad altri aeroporti e aerodromi, come quelli di Kukes e Valona e la riduzione delle spese di funzionamento per le compagnie aeree i cui aeromobili transitano in Albania.

Telecomunicazioni

Il quadro normativo di riferimento è costituito principalmente dalla Legge n.9918 del 19 maggio 2008 “Sulle comunicazioni elettroniche nella Repubblica d’Albania”, come successivamente modificata. Tale Legge mira a promuovere la concorrenza e l’efficienza della infrastrutture, assicurare servizi necessari ed adeguati nel territorio della Repubblica d’Albania, in base al principio di neutralità tecnologica nel settore delle telecomunicazioni.

Ai sensi di legge, le persone fisiche e giuridiche sono libere di fornire servizi e di costruire reti di telecomunicazione.

Per operare in questo settore è necessario ottenere un’autorizzazione dall’Autorità delle Telecomunicazioni e Postale che è un’Autorità regolamentare ed indipendente. Possono essere altresì considerate altre autorità di particolare rilievo nel settore: il Ministero per l’Innovazione e la Pubblica Amministrazione ed il Consiglio Nazionale della Radio e della Televisione.

Le ultime modifiche alla Legge n.9918 / 2008 sono state apportate dalla Legge n. 102 del 24 ottobre 2012 che interamente uniformato il quadro legislativo nazionale ai principi e disposizioni delle direttive europee.

Albtelecom è l’operatore delle linee fisse in Albania, il cui 76% delle azioni è privatizzato nel 2005. Il servizio di telefonia mobile in Albania è attualmente gestito da quattro operatori: Telekom Albania Sh.A. (precedentemente denominata AMC) facente parte del gruppo Deutsche Telekom; Vodafone; la stessa Albtelecom e PLUS Communication.

Con Decisione del Consiglio dei Ministri n.466 del 27 febbraio 2013, il Governo Albanese ha approvato il Piano Nazionale delle Frequenze determinando così il quadro regolamentare con riferimento all’amministrazione ed all’uso delle frequenze in Albania.

Inoltre, con successiva Decisione del Consiglio dei Ministri n. 468 del 30 maggio 2013, come successivamente modificata, è stato approvato il piano nazionale per lo sviluppo delle trasmissioni nazionali.

Commercio – Grande Distribuzione

Si tratta di un settore in forte espansione.

Nella periferia di Tirana si trova il grande centro commerciale Univers Trade Centre, dove l’ipermercato Euromax occupa 4 mila mq di spazio vendita. Nei dintorni di Tirana è stato aperto nel novembre 2007 un altro grande centro commerciale, Casa Italia, costruito attraverso la collaborazione di imprese italiane ed albanesi. Nel giugno 2008 è stato inaugurato il primo punto vendita di UPIM presso il centro commerciale Krystal a Tirana. Sono inoltre presenti punti vendita di Euronics, Trony e Prealpina. Nel 2009 e’ stato inaugurato anche il City Park, sull’autostrada Tirana-Durazzo, con oltre 190 negozi all’interno, una pista di pattinaggio sul ghiaccio e sale cinematografiche. Nel 2010, si e’ aperto un grande negozio della catena Coin il più grande Department Store del Gruppo mai realizzato all’estero (oltre 5 mila metri quadri) e il primo nel suo genere in Albania. Al novembre 2011 e’ stato inaugurato il centro commerciale più grande nei Balcani, (90 mila metri quadri) Tirana East Gate (TEG).

Di recente inaugurazione (marzo 2017), il Toptani Center, avveneristica struttura multipiano in pieno centro di Tirana.

Settore Bancario

Il settore bancario, sebbene ancora di ridotte dimensioni e al di sotto degli standard europei, presenta indici positivi in termini di stabilità e di prospettive di crescita, grazie all’aumento del credito al consumo e dei depositi privati, favorita dalle politiche macroeconomiche governative e dalla politica di liberalizzazione del sistema bancario, con particolare riguardo alle licenze concesse alle banche commerciali private.

Gli istituti bancari attualmente operanti in Albania sono 18 (di cui 16 straniere o partecipate da banche estere).

Ai sensi della Legge 9662/2006, le banche commerciali sono definite come società per azioni e possono essere costituite e fondate sia con capitale albanese che estero. Qualsiasi persona che intenda esercitare un’attività bancaria deve ottenere preliminarmente la licenza dalla Banca d’Albania. Sono soggette a tale obbligo, le banche autorizzate di diritto straniero, le quali possono aprire filiali, succursali, agenzie ed altri uffici in Albania.

La Banca d’Albania stabilisce i requisiti minimi di capitale, che attualmente sono di mld/Lek 1. Le banche commerciali sono tenute a mantenere sia un conto corrente, che un conto di riserva presso la Banca d’Albania.

L’importo minimo del conto di riserva è determinato dalla Banca, che esamina i bilanci delle banche commerciali di volta in volta per confermare l’adeguatezza delle riserve necessarie. La Banca d’Albania è anche l’unica autorità competente per la concessione della licenza ai soggetti finanziari non bancari per effettuare una od alcune delle attività definite dai regolamenti bancari, quali: (i) prestiti di qualsiasi tipo (ii) factoring, (iii) leasing, (iv) tutti i pagamenti ed i servizi di trasferimento di denaro, (v) garanzie e impegni, (vi) cambi, (vii) consulenza, intermediazione e altri servizi finanziari di tutte le attività di cui ai punti (i) – (vi) della presente; la concessione della licenza per le istituzioni finanziarie di microcredito; l’autorizzazione agli agenti operanti in soggetti finanziari non bancari. Il mercato finanziario albanese è controllato per oltre il 50% dall’austriaca Raiffeisen Bank. Per i primi sei mesi del 2014, l’andamento del sistema bancario albanese e del sistema finanziario in generale si è presentato stabile. Il volume dell’attività si è espanso e la performance finanziaria è migliorata. Gli indici della liquidità e della capitalizzazione del settore, per l’anno 2014, hanno registrato un’ottima performance, mentre la qualità del portafoglio dei crediti continua ad essere preoccupante, a prescindere dal fatto che i valori del rapporto sui crediti problematici si presentano stabilizzati. Secondo quanto afferma la Banca d’Albania, il quadro macroeconomico si è presentato stabile durante il 2014, sostenendo anche il buon andamento del sistema finanziario. La scia positiva della crescita economica e la politica fiscale e monetaria adottata, hanno portato ad un buon funzionamento dei mercati finanziari e alla riduzione dei costi di finanziamento.

Il mercato finanziario albanese è controllato per oltre il 50% dall’austriaca Raiffeisen Zentralbank, che ha inglobato ad inizio 2004 la “Savings Bank”, la più grande banca albanese in termini di presenza sul territorio e di somme depositate.

Seguono, per diffusione sul territorio e per solidità finanziaria, Intesa San Paolo Bank, che nel 2007 ha acquisito l’80% del capitale azionario dell’ABA (American Bank of Albania) e la National Commercial Bank, precedentemente di proprietà dello Stato ma privatizzata nel giugno 2000.

Nell’aprile 2007 la Société Générale de France ha firmato un accordo per l’acquisto del 75% delle azioni della People’s Bank, una delle tre banche di proprietà albanese, fondata nel 2004 da 30 investitori locali.

Numerosa è anche la presenza di banche greche.

Esistono inoltre alcuni istituti privati finanziari di micro-credito nel settore dello sviluppo sostenibile, dediti ai servizi dell’agricoltura per le comunità montane e per le piccole imprese di agroindustria.